Una perfetta mediocrità 26 Marzo 2015 – Pubblicato in: imperfezioni

Solve Sundsbo Coldplay

La carriera di Sølve Sundsbø ha avuto un inizio un po’ complicato.
I rifiuti delle agenzie professionali a cui si era rivolto fin dal suo esordio, come fotografo, non promettevano bene…

Il nodo della questione era semplicemente uno: l’imberbe norvegese era decisamente onnivoro, e non poteva fare a meno di divorare e far sua qualunque tecnica fotografica gli capitasse a tiro. Il suo lavoro spaziava, senza ritegno, dai raggi X allo scanning 3D, dalla manipolazione hi-tech delle immagini alle più desuete e laboriose tecniche di ritocco dipinto a mano.

Il che non lo aiutava di certo a delineare un suo preciso codice estetico, qualcosa che si potesse definire effettivamente… uno stile. E uno con le idee così confuse non sarebbe andato proprio da nessuna parte.

Mortificato, Sølve iniziò a pensare che come fotografo quel centesimo neppure lo avrebbe mai guadagnato. Per lo meno, non in Norvegia.

 

Solve Sundsbo 2

Deciso a non lasciarsi dissuadere dalla sequela di no che seguitavano a sbarrargli il cammino, saltò su un aereo e si iscrisse a un corso di fotografia presso il London College of Printing. Era il 1995, era poco più che ventenne e con molti sogni per cui valeva la pena combattere.

Del corso però riuscì a seguire solo i primi quattro mesi perchè Nick Knight, uno dei fotografi di moda più visionari al mondo, lo chiamò per chiedergli di diventare suo assistente.

Si trattava di un’occasione imperdibile poiché nello studio di Knight la sperimentazione continua era la filosofia imperante.

A questa esperienza si dedicherà per i quattro anni successivi, immergendosi in un duro apprendistato di «sapore quasi medioevale», come ha raccontato di recente in un’intervista, per quella devozione assoluta e totalizzante (ricambiata appieno) con la quale dovette accostarsi al suo maestro.

Non fu tempo sprecato, come si può immaginare, perché già alla fine degli anni ’90 Sølve potè intraprendere la tanta sospirata carriera di fotografo. E non una carriera qualunque (ricordate l’ipnotica album cover scelta dai Coldplay per lanciare A Rush of blood to the head? È una delle tante artwork con cui Sølve ha segnato l’immaginario della nostra generazione.)

 

Solve Sundsbo 1

Negli anni della sua intensa formazione aveva appreso l’importanza di ricercare instancabilmente il suo modo personale di raccontare la realtà, senza aver paura di trasgredire le regole. Andare controcorrente è stata la chiave che gli ha concesso di emergere, nell’ultima decade, tra gli innumerevoli nomi della fotografia di moda internazionale.

Sølve Sundsbø ha introdotto in modo imprevedibile un linguaggio estetico estremamente innovativo, rompendo gli argini di convenzioni restrittive e poco lungimiranti con uno stile molto versatile e per questo difficilmente imitabile.

«If I’ve got a style, it’s that I’ve got no style» è ormai l’ironica risposta che indirizza a chi tanto dubitava della sua identità professionale.

 

Solve Sundsbo 3

I suoi scatti sono talmente perfetti da suscitare il dubbio che siano ritoccati digitalmente, ma non è così. Molto spesso sono il risultato di tecniche analogiche piuttosto retrò di cui fa ampio uso.

Sono creature stranianti e quasi aliene le sue, un universo popolato da esseri iperreali che suggeriscono un ibrido solo in parte ancora umano. Né celano un sottile spirito rivoluzionario.

Non è raro imbattersi, infatti, in una visione sconcertante – una sospirata rivalsa per l’oggettificazione del corpo femminile – differente da ciò a cui siamo stati abituati da tempo immemorabile. Molte sue campagne di advertising ed editoriali per celebri magazine prevedono ad esempio nudi integrali maschili… Un vero stravolgimento culturale.

 

We’re raised to understand that women’s bodies sell products, but when you apply the same notion to a male, people can’t accept it. It was an interesting exercise in people’s perceptions. (S. Sundsbø)

 

Oggi il principale intento di Sølve Sundsbø è tuttavia uno solo: oltrepassare il pesante velo di “perfetta mediocrità” che inarrestabile dilaga nel mondo della fotografia.

 

Photography has become democratic – anyone with a digital camera can shoot something and alter it in Photoshop to make it look polished. For the past four or five years there’s been a lot of dull, perfected work around, but there’s an industry backlash going on now. (S. Sundsbø)

 

Dimenticavo. Per restare in tema di rivalse, la mostra Rosie and 21 men – titolo eloquente che introduce una selezione di ritratti maschili firmati da Sølve – ha da poco inaugurato la prima galleria dedicata esclusivamente alla fotografia d’arte… a Oslo.

 

 

Portfolio

Sølve Sundsbø

Photo Credits

Copyright © Sølve Sundsbø



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