PLATONOPOLI 18 Novembre 2021 – Pubblicato in: imperfezioni

A: «Oh, oggi è la Giornata Mondiale della Filosofia!»

B: «Lo so. L’ha istituita l’UNESCO nel 2002 e si celebra ogni anno il terzo giovedì del mese di novembre. Sai perché?»

A: «No. Perché?»

B: «Non si sa.»

A: «Ah… va beh. Comunque, ti ricordi di Plotino? il filosofo neoplatonico che voleva costruire in Campania la città di Platonopoli?»

B: «Certo. La città dei filosofi.»

A: «Già. Te la immagini?»

B: «Fantastico. Ci andrei a vivere anche io.»

A: «E a chi l’avresti fatta costruire?»

B: «Non a Wittgenstein, di sicuro. Sua sorella, per distrarlo dal pensiero del suicidio,aveva incaricato alcuni architetti di costruire una nuova casa seguendo le istruzioni del filosofo, ma lui era così ossessionato dall’idea della perfezione che alla fine gli architetti rifiutarono l’incarico e la casa non è mai stata fatta.»

A: «Nemmeno a Talete direi. Troppo distratto. Mentre camminava con lo sguardo rivolto verso l’alto per contemplare le realtà celesti, cadde in un pozzo.»

B: «Il progetto diamolo allora a Leon Battista Alberti. Quello si occupava di tutto: filosofia, matematica, architettura, musica, archeologia e tutto il resto.»

A: «Che noia! Gliela facciamo costruire ma non lo invitiamo a viverci dentro.»

B: «Assolutamente no. Solo gente simpatica, bizzarra, divertente.»

A: «Tipo?»

B: «Sicuramente Bruno Bauer e Karl Marx che nel 1841 trascorsero l’estate a Bonn ubriacandosi di continuo a cavallo di un asino.»

A: «Sarebbero dovuti andare in cura insieme a Foucault. Nel 1949 andò in terapia per provare a superare la sua dipendenza dall’alcol. Senza riuscirci ovviamente.»

B: «O magari fare amicizia con Ernst Bloch e Walter Benjamin. Quelli nel 1932 si sono offerti volontari per esperimenti sull’hascisch. Benjamin prese a parlare in un italiano perfetto convinto di partecipare ad un colloquio tra Petrarca e Dante  e intanto Bloch parlava da solo convinto di essere Rasputin. Sai che spasso? Loro a Platonopoli ci devono essere.»

A: «Senza dubbio! E io ci voglio anche Sant’Agostino!»

B: «Agostino d’Ippona? Ma quello era una noia!»

A: «Scherzi? Da giovane Agostino ha vissuto nella dissolutezza totale, tanto che ha pronunciato la famosa frase Signore, rendimi casto; ma non ora!»

B: «Quasi peggio di Montaigne che nei suoi Saggi si lamenta delle dimensioni irrisorie del proprio pene e dell’impotenza di cui ha sofferto nella vecchiaia.»

A: «Già, poveretto. Però era un vero genio. Non come Empedocle che, per dimostrare la propria immortalità, si è gettato nell’Etna. E l’Etna ne ha risputato fuori i calzari!»

B: «Anche Karl Löwith non era molto lungimirante. Era ebreo e per scappare dal nazismo si è trasferito prima in Italia e poi… in Giappone!»

A: «Ecco, magari uno così non lo eleggiamo come ministro degli affari esteri di Platonopoli.»

B: «Direi di no. E per gli altri mestieri?»

A: «Beh, Wittgenstein ha fatto per anni il maestro di scuola elementare e il giardiniere in un convento di suore. Per verde pubblico e istruzione siamo coperti.»

B: «Per il verde lo facciamo aiutare da Leibniz che era tanto rispettoso della natura che dopo aver effettuato le sue osservazioni sugli insetti li riportava nel luogo esatto da cui li aveva presi.»

A: «Andata! Un medico lo abbiamo?»

B: «Locke, prima di intraprendere la strada della filosofia, ha preso quella della medicina, ma con risultati un po’ meh… quando ha operato il nonno del filosofo Shaftesbury non ha ricucito bene la ferita, e il paziente è rimasto con la ferita aperta…»

A: «Va beh dai, ce lo teniamo lo stesso. E ai fornelli ci mettiamo Hilary Putnam, la cui vera passione era la cucina.»

B: «Stiamo attenti a tenergli ben distante Kant, ottima forchetta, tanto ghiotto di formaggio che il suo medico gli aveva consigliato di non mangiarne e dunque il suo maggiordomo glielo nascondeva. Risultato? Maggiordomo licenziato!»

A: «Mammamia, ossessionato! Come Voltaire che ha confessato di bere dalle 40 alle 50 tazzine  di caffè al giorno. E a chi gli chiedeva il motivo di questa dipendenza lui rispondeva bevo tutto questo caffè per pensare a come poter combattere meglio i tiranni e gli imbecilli

B: «Non si scherza con Voltaire. E nemmeno con Platone che, sul letto di morte, ha sentito una fanciulla che suonava il flauto. Le sue ultime parole sono state hai stonato, esercitati di più

A: «Insopportabile. Peggio di Socrate, il “tafano di Atene”»

B: «Perché?»

A: «Perché si intrometteva nei discorsi dei passanti per smontarli con domande fastidiose e insistenti che inevitabilmente finivano per sbriciolare ogni certezza.»

B: «Tipico di Socrate. Lui non ce lo voglio a Platonopoli. Voglio solo tipi simpatici come Derrida. La sai la barzelletta che raccontava sempre?»

A: «No. Spara!»

B: «La fattoria degli animali decide di fare un pic-nic. Partono tutti e, arrivati nel posto prescelto, si accorgono di avere dimenticato l’apriscatole. Chi va a prenderlo? Si offre la tartaruga, che avverte: “guai però se incominciate a mangiare prima che torni”. Gli animali sono perplessi, ma d’altra parte nessuno ha voglia di andare fin laggiù, dunque la lasciano partire. Passa un’ora, ne passano due, poi tre, si fa quasi sera, e la tartaruga non torna. A un certo punto, la papera dice “forse potremmo mangiare almeno l’antipasto”, il cane si rifiuta, il gatto ci sta, ci sta la capra, gli animali si avvicinano agli affettati. E da un albero in fondo alla radura sbuca fuori la tartaruga: “guardate che se incominciate a mangiare io non vado”.»

A: «Stupenda. Questa la riciclo per fare colpo sulle ragazze!»

B: «Vai, l’importante è che non hai i gusti strani di Rousseau.»

A: «Cioè?»

B: «Eh… da piccolo è stato adottato da Madame de Warens, una giovane vedova svizzera che poi è diventata la sua amante. Amore morboso. Per tutta la vita si sono chiamati “piccino” e “mamma”. Lui era un vero feticista: baciava il letto dove lei dormiva, le tende, i mobili che lei aveva toccato o il pavimento dove aveva camminato. Mangiava persino il cibo che lei sputava.»

A: «Mistress e Slave ante litteram. Interessante. Anche Orazio era piuttosto ossesisonato dal sesso. Testuali parole: quando ti si drizza, se hai sotto mano un’ancella o uno schiavetto che tu possa subito assaltare, preferisci crepare di libidine? Io no: voglio l’amore pronto e facile.»

B: «Spregevole.»

A: «Abbastanza.»

B: «Comunque anche Cartesio aveva gusti particolari, ma certamente più legittimi. Da bambino infatti si era innamorato perdutamente di una bambina strabica e da allora aveva sviluppato un sentimento speciale per ogni donna con quella particolarità.»

A: «Beh, poteva fidanzarsi con Sartre: cieco dall’occhio destro, strabico e con occhiali spessissimi.»

B: «È vero! Tra l’altro era letteralmente terrorizzato dai crostacei! Se vedeva un granchio o un’aragosta impazziva dalla paura!»

A: «Non un amante degli animali. Schopenhauer invece era ossessionato dal suo barboncino Brahman da cui non si separava quasi mai e con cui intratteneva lunghi dibattiti. E quando il cane moriva, lui ne comprava un’altro identico a cui dava lo stesso nome.»

B: «Un po’ creepy.»

A: «Già… sono strani questi filosofi.»

B: «Eccome! Ma il re della stranezza era Diogene. A mani basse. Ha vissuto in una botte per tutta la vita. Possedeva solo una ciotola di legno per bere, ma poi l’ha distrutta dopo aver visto un ragazzino bere dall’incavo delle mani. Ha ripudiato ogni piacere corporale.»

A: «Sì, tranne che per il fatto che era solito masturbarsi pubblicamente urlando frasi tipo Peccato che non possa togliermi la fame massaggiandomi la pancia!»

B: «Stomachevole. Che dici Aldo, non ci andiamo a Platonopoli?»

A: «Magari no Beatrice. Restiamo a casa a guardare Netflix. Sarà per la prossima volta.»

C: «Grandi. Mi fermo anche io!»

A+B: «E tu chi sei?»

C: «Crisippo, piacere. Sono morto di risate nel 204 a.C. per una battuta che ho fatto io stesso. Volete sentirla?»

A+B: «Mah… no… va beh… si… dai… racconta…»

C: «Praticamente ho visto che il mio asino stava mangiando i fichi destinati al mio schiavo e allora gli ho detto: adesso dagli anche il tuo vino!»

B: «Sei una brutta persona, Crisippo.»

A: «Sì. Va via. Lasciaci tranquilli.»



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