Pyramiden: il museo sovietico fermo nel tempo 4 Dicembre 2020 – Pubblicato in: imperfezioni

Abitare affacciati ad una baia su cui si erge, 365 giorni l’anno, un maestoso ghiacciaio e dove è possibile imbattersi in famigliole di volpi artiche: sounds good, vero? Però la baia (di Adolfbukta), dove imponente si staglia il ghiacciaio (di Nordenskjøldbree), si trova al 79° parallelo, luogo in cui la natura, a causa del freddo, è inospitale per la maggior parte dell’anno: i meno impavidi, a questo punto, staranno già facendo marcia indietro rispetto all’iniziale stato di euforia. ‘Quale posto sarà mai questo?’ vi starete chiedendo: ebbene, si tratta di Pyramiden, la città fantasma dell’isola norvegese di Spitsbergen, la più grande delle Svalbard, raggiungibile solo via mare e con una nave rompighiaccio, l’unico mezzo capace di farsi strada tra i bellissimi fiordi.

 width=

‘Ma perché città fantasma?’ vi starete anche domandando. Perché, fatta eccezione che per i suoi sei guardiani, non è più abitata dalla fine degli anni ‘90. Tutto pare cristallizzato a quel 10 ottobre 1998, quando gli ultimi abitanti lasciarono la città: quaderni e penne sui banchi di scuola come se gli studenti dovessero rientrare in aula da un momento all’altro, profumo di pietanze ancora nell’aria della grande mensa comune come se si stessero preparando i cibi per i pasti della giornata.

“Facciamo ora un passo indietro per comprendere cosa è accaduto in questo luogo” direbbe a questo punto Carlo Lucarelli: Pyramiden era una cittadina mineraria che deve il suo nome al fatto di sorgere al di sotto di una montagna artica dalla forma piramidale. Fondata nel 1910 da alcuni minatori svedesi, in virtù del “Trattato di Svalbard” fu, pur essendo di proprietà della Norvegia, utilizzata da due compagnie minerarie sovietiche prima e dalla Russia post comunista che ne sfruttava i giacimenti carboniferi e il turismo estivo poi.

Durante il periodo sovietico l’insediamento fu dotato di asilo, scuola elementare, piscina ad acqua di mare riscaldata, ospedale attrezzato per le operazioni chirurgiche, biblioteca (con oltre 50.000 volumi!), cinema/teatro da 300 posti, palestre, campi da pallacanestro e da calcio e di stalla, pollaio e serra di frutta e verdura che ne garantivano l’autosufficienza. Gli edifici residenziali, ricostruiti perché in gran parte distrutti dai tedeschi nella seconda guerra mondiale, erano quattro: “Crazy house” per le famiglie, “Parigi” per le donne single, “Londra” per gli uomini single e “Gostinka” per i lavoratori stagionali. Tra gli anni ’60 e ’80 Pyramiden contava più di 1000 abitanti, i quali, udite udite, potevano vantare di avere in città una delle sedi del KGB che per altro, pur abbandonata da anni, risulta tuttora inaccessibile ai più curiosi.

La città che sorge tra i luoghi più a nord del mondo godeva inoltre di alcune particolari prerogative non previste nel resto dell’Unione Sovietica, come la possibilità di essere visitabile da turisti e lavoratori stranieri senza visto d’ingresso: era insomma un modo per trasmette all’esterno un’immagine di grandezza dell’Unione Sovietica.

Dopo i fasti iniziali però, i giacimenti di carbone divennero improduttivi e dal 1991, dopo il crollo dell’Unione Sovietica, Mosca diminuì i finanziamenti a Pyramiden. La cittadinanza fu poi ulteriormente messa in ginocchio dall’incidente aereo del volo charter Vnukovo Airlines 2801 proveniente da Mosca in cui, il 29 agosto 1996, morirono 130 abitanti di Pyramiden. Nel 1998 infine, quando la comunità si era ridotta a 300 persone, arrivò un ultimatum: i cittadini avevano quattro mesi di tempo per trasferirsi altrove. La metà di questi scelse di rimanere nelle isole Svalbard, mentre gli altri tornarono in Russia e Ucraina.

10 ottobre 1998: la data in cui gli ultimi lasciarono l’insediamento e in cui Pyramiden divenne una città disabitata. O quasi. Non è un luogo completamente abbandonato infatti: sono sei i residenti-guardiani che, a turno, alloggiano nel corso dell’anno all’Hotel Tulipano, l’unico edificio dotato di energia elettrica; si alternano tra loro per controllare costantemente lo stato degli edifici ed evitarne il completo degrado. Non hanno a disposizione né cellulari, né internet, gli unici mezzi di comunicazione con l’esterno sono i telefoni satellitari e dormono tenendo sempre il fucile sottomano per difendersi da eventuali attacchi di orsi polari.

 width=

Parrebbe una vita non facile e costellata di solitudini, non è vero? Eppure, loro non sembrano affatto soli e infelici. Dopotutto, sono i guardiani di un museo unico nel suo genere: la città che, dicono gli scienziati, viste le temperature glaciali in cui è immersa, per ultima si deteriorerà sulla terra.



« Urbex
Il Teatro sospeso tra i monti Sicani »