In falso veritas 13 Agosto 2013 – Pubblicato in: imperfezioni

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Le storie più intriganti sono spesso quelle in cui lo straordinario fa breccia nella quotidianità e nell’ordinario. Storie che si nascondono in piena vista, mimetizzate in un sottofondo di rumore bianco e banalità. Storie che sono difficili da riconoscere a prima vista ma che si guadagnano subito un alone di mistero e meraviglia. Una di queste è la storia del cinquantasettenne americano Mark Landis.

Ad un primo sguardo il signor Landis appare come un tranquillo e taciturno pensionato del Mississippi. Un uomo dall’apparenza modesta, che ispira fiducia. Un tipo qualunque insomma. Uno da cui non ti aspetteresti mai nulla al di fuori dell’ordinario. Eppure il signor Landis, sotto quest’apparenza banale, nasconde una storia straordinaria e intrigante. In oltre venti anni di attività il signor Landis ha infatti creato decine, se non addirittura centinaia, di falsi artistici convincenti, incluse alcune opere di Picasso, con cui è riuscito a ingannare oltre cinquanta musei d’arte e istituzioni sparse per gli Stati Uniti.

 

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Il cinquantasettenne americano è un vero è proprio maestro d’arte in questa specialità. Il suo processo è estremamente semplice: sceglie un dipinto da un catalogo museale, ne fa fare una copia a colori in copisteria, applica il foglio su un fondo di legno e poi ci interviene sopra con matite colorate, vernici e pennarelli. Le opere di Landis si rifanno spesso all’attività di artisti americani quasi sconosciuti, per lo più impressionisti del diciannovesimo secolo. Vittime delle sue malefatte piccoli musei di provincia che, a differenza delle grandi istituzioni, non riconoscono il falso facilmente e sono ben felici di esporre le opere di Landis nelle proprie sale.
D’altronde, chi falsificherebbe mai opere del genere? Dipinti di artisti minori che definire insignificanti in qualche caso può risultare più che un eufemismo.

Ma ciò che rende ancora più originale questa vicenda è il modo in cui Landis riesce a mettere in atto i suoi “colpi”. Il tranquillo signore di provincia, smessi i panni del pensionato con l’hobby della pittura, mette su l’abito talare e si presenta al museo vestito da prete gesuita, e con lo pseudonimo di Padre Arthur Scott riesce a convincere critici e curatori della genuinità delle sue opere.

 

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Frodi del genere solitamente possono costare fino a un anno o due di carcere ma, incredibilmente, Landis non ha mai rischiato nulla. Un’indagine del 2007 ha infatti stabilito che in oltre venti anni di attività il grande falsario non ha mai violato alcuna legge, non avendo mai tratto alcun profitto da questa bizzarra attività. I suoi falsi venivano sempre “donati” alle istituzioni museali in onore di qualche vecchio familiare deceduto o di un lontano parente. La sua unica ricompensa era l’orgoglio provato nel sapere di aver messo tanto magistralmente nel sacco critici e personaggi del mondo dell’arte.
Molti musei e istituzioni, a tutt’oggi, non sanno ancora di essere stati ingannati.

 

Link di riferimento

Mark Landis – Father Philanthropy realizzato da The Avant/Garde Diaries su Vimeo.

Photo Credits © Terri Timely – The Avant/Garde Diaries



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