Reazione poetica #5: Dormire su una collina e molteplicità 1 Settembre 2026 – Pubblicato in: haiku
Questa rubrica si ispira agli objets à réaction poétique, definiti così dal celebre architetto Le Corbusier. Si tratta di oggetti appartenenti alla quotidianità e alla natura, a cui viene attribuita una componente creativa e in grado di generare nuove connessioni.
Ti racconterò 5 oggetti a reazione poetica partendo dalle Lezioni americane di Italo Calvino: saranno storie di leggerezza, rapidità, esattezza, visibilità, molteplicità.
Guardati intorno. Ogni cosa che vedi potrebbe far nascere una nuova narrazione, grazie alla tua immaginazione. E se ancora non ci credi, ascolta quello che abbiamo da dirti.
Parliamo di molteplicità.
Ma che significa?
Per Calvino significa costruire un sistema di sistemi, una cornice dentro la quale muoversi. Lo scrittore si riferiva nello specifico alle possibilità del romanzo contemporaneo di diventare enciclopedia, rete di connessione tra fatti, persone e cose del mondo.
Per me è il complesso di varianti esistenti, possibili, ancora da immaginare dei cinepanettoni italiani. Davvero, sono troppi.
La molteplicità quindi è una diramazione di sentieri che condividono lo stesso centro. Per questo l’oggetto a reazione poetica #5 è un’antologia: l’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters. Si tratta di una raccolta di 244 poesie sotto forma di epitaffi, ognuna delle quali racconta – brevemente – la vita (o un singolo episodio) di un abitante del paesino immaginario di Spoon River. A tenere insieme le narrazioni non è solo la collina che li ospita ma anche un sentimento di quotidiana e disgraziata semplicità che spesso si traduce in una confessione dei segreti più reconditi o di ciò che sarebbe potuto essere.

Dall’Antologia di Spoon River, a cura di Fernanda Pivano per Einaudi Tascabili.
Ma c’è solo una persona che dice di non aver avuto rimpianti. Che vita ha vissuto? Come ha fatto a godersi appieno la vita?
Bevendo, facendo chiasso, non pensando né a moglie né a parenti, / Né al denaro, né all’amore, né al cielo.
E proprio quest’ultima frase è stata ripresa da Fabrizio De André per il titolo del suo concept album, Non al Denaro, non all’Amore né al Cielo, pubblicato nel 1971. Ispirandosi all’Antologia americana, il cantautore genovese ha selezionato e riscritto le vite di 8 residenti di Spoon River, scegliendo di sostituire il nome di ciascun protagonista (riportato invece nel libro di Masters) con la professione o con una sua caratteristica peculiare. L’unico a mantenere il nome è il Suonatore Jones – proprio lui: quello che offrì la faccia al vento, la gola al vino e mai un pensiero non al denaro, non all’amore né al cielo. La vera star del paesino, insomma.

Da Non al denaro, non all’amore, né al cielo di Fabrizio De André.
Il fatto di rendere generici alcuni titoli sottolinea come le storie descritte siano esempi di atteggiamenti e comportamenti umani (troppo umani) che, oltre le singole vicende, possono essere individuati nelle vite di ognuno di noi. Dall’invidia al rimpianto, dall’ingenuità alla meschinità. Sembra di esser di fronte a una commedia della miseria umana, in un intreccio di vite che si esprime con quei racconti ora donati alla quiete della collina. Sono sicurissima che molti di voi avranno ascoltato più volte Un malato di cuore, Un blasfemo, Un matto. Beh, sappiate che è la storia, rispettivamente, di Francis Turner, di Wendell P. Bloyd e di Frank Drummer, semmai voleste leggere i loro epitaffi nell’antologia di Masters.
A volte – credo – sia necessario ricordarci che la complessità abita nell’esistenza stessa e che le nostre storie si connettono e ci connettono in un grande orizzonte comune: la vita. Ma questo comunque non giustifica la quantità di cinepanettoni prodotti fino a ora.