L’anima che trema: i fili rossi di Chiharu Shiota 9 Giugno 2026 – Pubblicato in: haiku

Ci sono artisti che non dipingono su tele, non scolpiscono marmo. Ci sono artisti che tessono l’aria, intrappolano il vuoto, danno forma all’invisibile. Chiharu Shiota è una di loro.

Nata a Osaka nel 1972, residente a Berlino, ha trasformato il filo — semplice, quotidiano — in un linguaggio che dice ciò che le parole non possono. Le sue installazioni avvolgono gli spazi come ragnatele: migliaia di fili rossi o neri si intrecciano, creano architetture effimere che pulsano di vita.

Rocchetti di filo rosso, il materiale che Chiharu Shiota trasforma in architetture effimere
Foto: Marina Ermakova su Unsplash

Un viaggio incerto

Cosa rappresentano? Connessioni tra persone, legami invisibili. Ricordi che persistono quando tutto sembra perduto. Tracce del tempo che passa. In “Uncertain Journey”, scheletri di barche emergono da un mare di fili rosso sangue: il viaggio incerto dell’esistenza, gli incontri che cambiano tutto.

Al MAO di Torino, fino al 28 giugno 2026, “The Soul Trembles” ci invita a perderci in questo universo poetico. Pianoforti bruciati avvolti nel nero (“In Silence”), abiti sospesi che ricordano corpi assenti, centinaia di valigie oscillanti che parlano di migrazioni (“Accumulation – Searching for the Destination”).

Valigie vintage accatastate, evocative dell’installazione Accumulation – Searching for the Destination
Foto: Daniel von Appen su Unsplash

La bellezza dell’impermanenza

Shiota crea con materiali fragili — filo di lana, oggetti usati, memorie — ma le opere hanno la forza di monumenti. Effimere per natura, lasciano un’impronta indelebile. Le sue installazioni non si guardano: si vivono, si attraversano con il corpo e l’anima.

In un’epoca ossessionata dalla permanenza digitale, Shiota ci ricorda la bellezza dell’impermanenza. Ogni filo è una storia, ogni nodo un’emozione, ogni spazio vuoto una possibilità.

«La memoria è come un filo rosso che ci lega al passato, anche quando non possiamo più tornare indietro.» — Chiharu Shiota



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