Vuoti essenziali

Un gioco di parole per racchiudere le immagini di Noma Bar, esempio appassionante di un nuovo modo di fare illustrazione: semplicità e minimalismo, cultura pop e tradizioni lontane dipingono intelligentemente i temi sociali attuali con pulizia formale e humour, per dire tanto con poco.

 

Oltre mille immagini, pittogrammi essenziali, linee pulite e colori decisivi: le illustrazioni concettuali del designer israeliano Noma Bar conquistano e lanciano con pochi tratti messaggi chiari e profondi.

C’è un punto di partenza per ciascuno lavoro: è l’idea, schizzata a matita sull’inseparabile schetchbook, che cerca la sua forma ideale tra spazi pieni e vuoti. L’interpretazione di un soggetto artistico é definito dallo spazio che lo circonda e ne definisce la forma ed il significato.

In effetti, Noma Bar spende più tempo a pensare un’illustrazione che non a produrla: cinque o sette ore, o pochi giorni, a seconda dell’argomento e della scadenza imposta. Dalla profonda comprensione di come il cervello assimili e elabori immagini, gioca con abilità tra gli elementi “positivo e negativo”, per creare un doppio livello di lettura : ad un primo sguardo si intuisce una singola immagine, ma guardando con attenzione si ritrovano a comporla serie di elementi a definirne la forma ed il messaggio incorporato.

 

I AM AFTER THE MAXIMUM COMMUNICATION WITH MINIMUM ELEMENTS.

 

 

L’abilità di tradurre in semplicità -grafica e concettuale- la complessità di argomenti sociali e di attualità (dalla guerra e all’industria discografica, dall’avidità aziendale al nucleare) diventa l’inconfondibile caratteristica di Noma Bar. Uno stile personale e apprezzato a livello internazionale per raccontare storie senza usare parole: dopo anni di ricerca stilistica a guardare le opere di altri artisti, è a Londra che trova il suo personale stile visivo e in pochi anni pubblica per le maggiori riviste (The Guardian, BBC, The New York Times) e disegna con intelligenza campagne di grandi compagnie internazionali (IBM, G.H.Mumm).

L’inizio di tutto, racconta Noma Bar, risale a prima del suo trasferimento a Londra, e ancor prima del suo diploma all’Accademia di Arte e Design di Gerusalemme nel 2000: é durante la Guerra del Golfo, mentre si trovava in un rifugio con la famiglia, che intorno al simbolo della radiottività stampato su un giornale, schizza con naturalezza i tratti di Saddam Hussein.

 

IT MAKES ME FEEL THAT I’M DOING WHAT GRAPHIC DESIGN IS SUPPOSED TO BE: CUTTING TO THE REALLY BASIC IDEA, WHICH IS TO ILLUMINATE TEXT. ALSO, MY WORK IS VERY CONNECTED TO A MOMENT – A LOT OF THAT IS BECAUSE OF THE POLITICAL CONTENT. THERE’S A KIND OF BUZZ ABOUT IT. IT’S A FORM OF JOURNALISM.

 

Una limitata palette di colori contrastanti, pochi elementi essenziali e forme digitali tracciate in Illustrator. Non i soliti lavori vettoriali, afferma l’artista, con effetti graffiati da vecchia serigrafia: quando l’idea è definita, lì sulla carta, sembra uno spreco di tempo aggiungere decorazioni, anzi proprio in quanto lavoro vettoriale, lì bisogna trovare la bellezza della sua semplicità mantenerlo pulito.

Da non perdere i suoi due libri: Guess Who, raccolta di ritratti celebri, che sempre con stile sintetico e tagliente racchiudono l’ immagine nota del personaggio e i suoi aspetto meno scontati; e Negative Space, una combinazione riuscita e pittogrammi sospesi tra spazi positivi e negativi.

 

Riferimenti:

 http://www.dutchuncle.co.uk

Guess Who? The Many Faces of Noma Bar (Mark Batty Publisher, 2007)

Negative Space (Mark Batty Publisher, 2009)

 

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