Tra le dita di Rebecca

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Che cosa accadrebbe se il celebre Cyrano si rivelasse un intelligente ma vulnerabile guerriero giapponese dall’enorme, ridicolo naso ricoperto di tatuaggi Maori? Di quali mondi lontani narrerebbe lo sguardo malinconico e statico di Hervé Joncour, tornato dall’Oriente coi suoi bachi da seta, intrappolato nel ricordo di un amore impossibile? E se una insolita Alice, dai capelli corti e scuri, si muovesse incerta in un mondo illogico e palustre, nel tentativo di svegliarsi da un assurdo sogno?

Tra le dita di Rebecca Dautremer (1971, Francia), le trame ipnotiche di storie più volte raccontate mutano i toni e i loro contorni in forme più astratte, intessendo per noi atmosfere di rara eleganza che mostrano dettagli imprevisti, sfuggiti al bagaglio delle cose risapute, e ribelli risvegliano la nostra attenzione dal suo torpore.

Sollevare il punto di vista al di là dell’immaginario collettivo e scrutare oltre, non è cosa semplice: è un po’ come camminare controvento. E a Rebecca piace molto lasciarsi prendere per mano da quel vento irreale e poetico, di sapore quasi teatrale, che spesso la conduce in territori lontani e inesplorati. Poi si ferma, rapita e incantata dai riverberi di possibilità mai narrate, e torna indietro, a raccontare con le sue illustrazioni ciò che la sua coraggiosa deriva le ha svelato.

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La Dautremer trae la sua ispirazione da testi ben noti, di cui non tradisce mai l’autenticità, ma ne estrae singolarmente i protagonisti decontestualizzandoli dal loro ambiente d’origine e li trasporta in mondi paralleli e incongruenti con quello iniziale. In tal modo, acquisisce piena libertà di riscrittura delle loro fattezze, ottenendo di sfumarne le caratteristiche psicologiche in declinazioni che nessuno aveva mai prima azzardato, e andando a sottolineare tematiche che il passato aveva lasciato in ombra.

Dai suoi universi immaginari, sembra così affiorare l’idea centrale che l’inerzia e l’immobilità dei personaggi chiave sia la causa essenziale delle loro sofferenze, della loro infelicità.

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Il senso di artigianalità e la raffinata cura dei dettagli diventano il carattere distintivo di ciascuna tavola illustrata, la cui struttura si arricchisce immancabilmente di elementi mescolati con tale sapienza da lasciar trasparire in ogni pagina la seducente alchimia delle immagini.

Nella loro composizione finale, le illustrazioni generano un’atmosfera onirica e avvolgente, con guizzi surreali. Il disegno è delicatissimo, ma dal tratto deciso. I colori sono caldi, e virano da tonalità romantiche e profonde, a sussurri cupi e inaspettati. Ed ancora, silenzi ovattati emergono con forza dalle illustrazioni: i rumori sono attutiti affinché nulla possa disturbare quel precario equilibrio su cui i mondi rappresentati sembrano reggersi.

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Nel suo lavoro, Rebecca Dautremer lascia trapelare l’innata passione per la fotografia e si ispira alle tecniche cinematografiche nella scelta delle angolature, coinvolgendo il lettore con inquadrature inattese e differenti profondità di campo, studiando sequenze di immagini come in un racconto filmico.

Si sofferma sull’analisi della luce, sulla ricerca del contrasto e del chiaroscuro, con una influenza che le deriva dalla pittura fiamminga, e da maestri quali Bosch, Bruegel e Vermeer.

Nell’atmosfera suggestiva del racconto il lettore si ritrova poi distratto dalla presenza di minuscole creature che vivono una loro vita a margine all’interno della storia narrata, e ci si incanta a scorgerne la curiosa presenza che costringe a temporanee deviazioni visive. Quasi a voler suggerire che ogni racconto cela al suo interno altre storie, invisibili e sotterranee, che solo un occhio attento può scoprire.

 

Sito ufficiale
rebeccadautremer.com

Image Credits © Rebecca Dautremer

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