Dissolvere il limite

Studio Azzurro È il 1984. Un tempo in cui l’interattività non è altro che un’idea latente, un desiderio non ancora innescato, una potenzialità silenziosamente sommersa nell’immaginario di pochi artisti. Lo schermo a tubo catodico è l’unico mezzo disponibile per trasmettere immagini elettroniche. Il collettivo Studio Azzurro, appena agli inizi di quel che diventerà un percorso denso di esperienze emblematiche nel campo della ricerca multimediale, compie un passo inaspettato varcando audacemente la sacralità di una soglia fino a quel momento solo intuitiva. L’opera dal nome Il Nuotatore (va troppo spesso ad Heidelberg) è ambientata in un’atmosfera azzurrata in cui lo spettatore è accolto da una musica avvolgente, in quella che sembra una vera piscina ricostruita. Una serie di monitor accostati orizzontalmente sono letteralmente attraversati senza sosta da un nuotatore che con gesti ripetuti e affaticati si muove da uno schermo all’altro instancabilmente. L’installazione (sincronizzata con ventiquattro monitor e tredici programmi video) è realizzata con dodici videocamere fissate sul bordo di una piscina a pelo d’acqua.   Studio Azzurro La monotona reiterazione del filmato è interrotta da cento piccoli frammenti narrativi che restano però rilegati entro i singoli schermi. Mentre l’evento principale – un corpo che si tuffa e si sposta da un televisore all’altro – incarna la spazializzazione di un’esperienza reale, i microeventi di cui lo spettatore è reso partecipe sono l’espediente percettivo che trasforma il semplice assistere alla narrazione visiva in un esercizio immaginativo e coinvolgente, che nella sua istantaneità non potrà mai ripetersi allo stesso modo. In apparenza, il nuotatore e lo spettatore riescono a condividere la medesima dimensione oltrepassando la soglia elettronica che separa le loro singole realtà. Eppure non si tratta solo di questo: lungi dall’essere statica e intoccabile, espressione narcisistica dell’individualità del singolo artista, l’opera d’arte viene finalmente decostruita tramutandosi in oggetto concettuale che assume connotazioni uniche a seconda del fruitore, diventando per sempre parte del suo immaginario ed espandendone la condizione emotiva. Dopo i primi approcci nel cinema sperimentale, Studio Azzurro è così tra i primi a inoltrarsi nel territorio della comunicazione multimediale, lasciando interferire la tecnologia con linguaggi artistici differenti (teatro, fotografia, musica, danza, letteratura, filosofia, cinema, televisione, performance visive) fino ad approdare alla creazione di ambienti interattivi sempre più complessi.   Studio Azzurro Mentre i primi progetti si configurano come piccole macchine narrative immerse in uno scenario fortemente connotato, in cui una composizione di monitor tenta di dissolvere i limiti dello schermo, con la successiva introduzione di tecnologie più sofisticate la presenza fisica del televisore viene definitivamente eliminata. Le immagini, proiettate su supporti differenti, si fanno più invasive, i dispositivi sono sollecitati da gesti e comportamenti del fruitore e l’interazione con l’opera d’arte diviene molto più istintiva e spontanea, tanto da poter parlare di ambienti sensibili, ossia spazi capaci di reagire alle sollecitazioni esterne e attivatori del continuo scambio di percezioni sensoriali, del singolo e collettive. Lo spiega impeccabilmente Paolo Rosa quando scrive: «Le figure si muovono senza più cornici, fuori dai perimetri astratti e luminosi dei cinescopi, ma anche degli spazi convenzionali dell’inquadratura, si confrontano con superfici differenti, si ritagliano proprie nicchie da cui comunicare». Una conquista preziosa per l’arte, che nasconde però delle insidie non trascurabili: «La ricerca artistica diventa “progettazione di comportamenti”, ma preoccupandosi dell’aspetto etico di tale opportunità Studio Azzurro non punta alla determinazione di comportamenti per un uso strumentale e di potere, al contrario si concentra sulla valorizzazione degli scarti espressivi, delle imprevedibilità, delle sorprese che possono generarsi in queste dinamiche».   Studio Azzurro Massima espressione di questi intenti è l’opera In Principio (e poi), reinterpretazione interattiva dei primi capitoli della Genesi commissionata dalla Santa Sede per la 55. Biennale d’Arte di Venezia. Ultima in termini cronologici e purtroppo non solo: nella notte tra il 19 e il 20 agosto 2013 l’esistenza di Paolo Rosa si è dissolta improvvisamente, proprio come quel limite che per tutta la vita ha tentato instancabilmente di annullare. A noi resta solo la sua eredità immaginativa e la voglia di riuscire in futuro a varcare soglie impossibili con la stessa leggerezza con cui lui e Studio Azzurro ci hanno donato il sogno interattivo.   [Studio Azzurro è la storica iniziativa di sperimentazione artistica e produzione video avviata nel 1982 a Milano dall’incontro delle diverse competenze di Paolo Rosa (arti visive e cinema), Fabio Cirifino (fotografia), Leonardo Sangiorgi (grafica e animazione) e dal 1995 Stefano Roveda (sistemi interattivi)]     Sito ufficiale www.studioazzurro.com Letture consigliate L’arte fuori di sè, Andrea Balzola, Paolo Rosa, Feltrinelli, Milano 2011 Video Il Nuotatore (va troppo spesso ad Heidelberg) – 1984 Tavoli (perché queste mani mi toccano?) – 1995 Il Mnemonista – 2000 In Principio (e poi) – 2013 Photo credits domusweb.it

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