Insolenti saturazioni

 Se siete stufi delle solite immagini scattate da fotografi il cui unico e solo intento è quello di ritrarre un mondo fastidiosamente plastificato e privo di difetti, avete ancora una via d’uscita: il suo nome è Ivan Cazzola.  Le sue indagini visive si nutrono di location underground, atmosfere urbane e realtà umane alla deriva, mirando sempre in modo diretto e irriverente al cuore delle cose.

 

Negli anni 70, Italo Calvino descriveva l’inferno come qualcosa di reale, che ci scorre accanto tutti i giorni, e suggeriva due modi per sopravvivergli. Accettarlo e diventarne parte fino al punto di non vederlo più, o al contrario tentare una via più rischiosa che «esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio. »

Addentrarsi nel mondo delle narrazioni fotografiche di Ivan Cazzola non è una scelta facile, è una via rischiosa. E di una cosa si può stare certi: una volta che ci si sporca con le sue visioni insolenti e provocatorie, e ci si lascia coinvolgere dalla sua realtà tutt’altro che patinata e perfetta, non si torna più indietro.

Non si può fare a meno di esplorare più a fondo la verità di una storia che si dipana in immagini a volte ironiche, a volte sconcertanti, che pongono in discussione qualsiasi pregiudizio visivo di cui si possa esser vittima e, che lo si accetti o no, di una bellezza terribilmente attraente.

 

Immagini sature, solitamente in bianco e nero – l’uso del colore è distillato con estrema prudenza, e quando accade è un graffio all’anima – uno sguardo autobiografico che tenta un’analisi insolita del proprio mondo, senza filtri che possano edulcorarne l’aspetto. Una fotografia spontanea e viscerale per la quale non è prevista alcuna posa plastica, e pochissima postproduzione, che si sviluppa in una serie di scatti dal valore emozionale, che danno un notevole spessore a un’arte esclusivamente bidimensionale.

Luci inaspettate, ombre profonde, l’inchiostro che immancabile disegna sulla pelle la follia di un tatuaggio, dettagli che uno non si aspetterebbe di vedere accentuati. Con la sua lente intimista e ricca di originalità Ivan descrive ciò che di solito resta ai margini, ciò che è periferia umana: clochard, gangsters, transessuali, prostitute, zingari, tossici. Ci lascia guardare dove normalmente non poseremmo lo sguardo, per mostrarci un tipo diverso di umanità, ciò di cui abbiamo maggiormente paura. Ma allo stesso modo racconta, ponendoli sullo stesso piano, skaters, artisti, modelle o star del cinema, rock bands colte nei loro backstage, luoghi e non-luoghi di città che ci sono familiari o così lontane da poterle solo sognare. Amici che gli sono molto vicini o persone incontrate per caso, per la strada. Persone che addirittura possono non piacergli, condizioni ed esperienze umane su cui conduce una ricerca di tipo antropologico, quasi a volerne raccontare le tendenze tribali.

 

Il lavoro di questo artista poliedrico – oltre alla fotografia Ivan si è messo spesso alla prova anche nel video editing –  propone un linguaggio che non siamo abituati ad affrontare, e che in Italia ancora stenta ad affermarsi per quella solita paura dell’azzardo che impoverisce il background culturale delle nostre città.

Autodidatta, Ivan è riuscito ad affermarsi a livello internazionale dopo lunghi anni di esperienze professionali intense, accumulate lavorando per importanti magazines e fashion labels, ritrovando in realtà di più ampio respiro, come Londra o New York, la sua vera casa.

Nel 2010, l’autorevole magazine Dazed Digital lo ha decretato uno dei migliori fotografi contemporanei, dandogli finalmente maggiore visibilità, e da pochi mesi è stata pubblicata una bellissima monografia, che attraverso 200 scatti ripercorre dieci anni di uno sguardo instancabile che ha voglia di raccontare la realtà così com’è. Ruvida e ancora tutta da scoprire.

 

Sito ufficiale

Ivan Cazzola

Monografia

 

 

Photo credits

Copyright © Ivan Cazzola

 

 

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