Il Teatro sospeso tra i monti Sicani

Un pastore-scultore, l’entroterra siciliano a 900 metri di altezza sul livello del mare, centotto pietre e un arco di tempo lungo quarant’anni: questi gli elementi cruciali di una meraviglia tutta italiana. Siamo in contrada Rocca a Santo Stefano Quisquina, paese di poco più di quattromila anime dove si può godere di uno dei panorami più belli dell’isola con vista su Pantelleria poggiando i piedi su un’opera architettonica visionaria. 

Questa storia inizia più di quarant’anni fa quando un padre voleva che il proprio figlio seguisse le sue orme di pastore e quest’ultimo anche se aveva in serbo altro per sé decise di assecondare il padre. Di notte però il ragazzo scolpiva l’alabastro sotto la fioca luce di una fiaccola fino a mattino, quando tornava a prendersi cura del gregge. Lorenzo Reina alla fine degli anni Settanta portava le sue pecore a ruminare nell’altura tra i monti Sicani e lì gli animali restavano fermi come incantati.

Quel posto colpì Lorenzo per l’energia positiva che emanava così decise nei primi anni Novanta di creare qualcosa di suo ispirato dalla collisione della Galassia M31 della Costellazione Andromeda con la nostra Galassia che sarebbe avvenuta tra più o meno due miliardi e mezzo di anni. 

Quello che oggi sorge sulla zona panoramica è il Teatro Andromeda formato da 108 pietre che riprendono la mappa delle 108 stelle della Costellazione di Andromeda. La “Porta del Giorno e della Notte”, fatta di metallo e ruotante intorno al proprio asse come la Terra, è la soglia da oltrepassare chinandosi per entrare nella dimensione di Andromeda. I cubi dall’alto hanno la forma di una stella a otto punte, mentre il palcoscenico è circolare ed un arco gli fa da quinta, nel quale si trova un cerchio di rame che indica l’esatta posizione del Sole al tramonto. Durante il solstizio d’estate grazie a questo disco l’ombra del sole proietta un cerchio che si incastra perfettamente con uno spazio nero tondo sul palco. È ancora il sole a creare un altro gioco di luce fuoriuscendo dalla bocca di una scultura, la “Maschera della Parola” sempre di Lorenzo Reina, posta all’entrata del Teatro che ricorda le maschere greche utilizzate durante le rappresentazioni.

L’artista tra i monti Sicani ha dato vita alla Fattoria dell’Arte Rocca Reina dove si trova anche un museo dentro una torre ottagonale contenente le opere più intime mentre altre sculture di Giuseppe Agnello e di Reina stesso, come la “Genius Loci” raffigurante una testa che sembra uscire dalla terra, sono sparse in quello che è a tutti gli effetti un laboratorio di pastorizia e di arte a cielo aperto.

Il Teatro Andromeda, oltre che essere ammirato da curiosi ed appassionati di arte, è giunto tramite un’esposizione di immagini alla Biennale di Architettura di Venezia del 2018, segno questo della capacità e visionarietà artistica di Lorenzo Reina. Il Teatro oltre ad essere visitabile insieme all’intero parco artistico, ospita eventi musicali, teatrali e le celebrazioni dei Solstizi e degli Equinozi. Recentemente è apparso nello spot “Open Sicily” del brand Averna che ha come intento far scoprire l’autenticità siciliana. 

Foto di Cristian Reina



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