Il groviglio delle illusioni

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Per circa otto anni, la pittrice Amy Casey è stata tormentata da un incubo ricorrente riguardante la fine del mondo. Nel suo sogno apocalittico, gli edifici di una città immaginaria le crollavano attorno riducendosi in polvere e un branco di animali impazziti fuggivano ovunque in cerca di riparo. Ogni volta, Amy si svegliava in preda al panico, aggredita da un senso di ineluttabilità.

Nonostante l’inconsistenza di un legame diretto col suo sogno, era forse inevitabile che i dipinti a cui si è poi dedicata negli anni successivi raffigurassero un mondo in equilibrio precario: un tentativo esplicito di esorcizzare le sue paure, derivanti dall’infinito susseguirsi di cattive notizie che ogni giorno i media ci riversano addosso, dai fallimenti personali, perfino dalla possibilità che eventuali disastri naturali potessero giungere a sfiorare o travolgere del tutto la sua quotidianità.

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Nelle tele surreali di Amy Casey, mondi urbani aggrovigliati e traballanti sembrano ignorare testardamente la quieta apparenza della loro falsa stabilità. Strati di case si sovrappongono nel tentativo illusorio di creare un senso di protezione e appartenenza a un determinato territorio, e nessuno sembra accorgersi del pericolo imminente di un completo sovvertirsi delle regole prestabilite, e degli equilibri ingenui ed impossibili, slegati dalla realtà contingente, su cui il loro gioco irreale si regge.

Una società vulnerabile, quella che Amy raffigura, istintivamente consapevole che tutto può crollare da un momento all’altro ma, nonostante la sua innegabile fragilità, si illude di poter edificare mondi ampollosi, apparentemente solidi e senza lati oscuri.

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E il garbuglio delle metropoli che la giovane artista di Cleveland disegna così minuziosamente – quelle case isolate su palafitte conficcate come spilli sopra un territorio evidentemente sull’orlo del collasso, o incastrate all’interno di inspiegabili trame relazionali e poi appese a testa in giù a dondolare pericolosamente sopra un abisso invisibile; quelle strade tortuose che somigliano a montagne russe, e le periferie inquietanti e asimmetriche dall’aspetto in fondo a noi così familiare – non sono altro che il meticoloso racconto, tratto da un entourage reale, di edifici pubblici e case individuali a lungo osservati e fotografati nella sua città.

I bizzarri mondi sospesi ipotizzati da Amy sfruttano, tuttavia, una narrativa non lineare e, in modo un po’ contorto, descrivono la sua attrazione per le affascinanti creature urbane e per ciò che esse racchiudono: il senso di comunità che muove gruppi eterogenei verso l’unico obiettivo di crescere ed evolversi insieme; il flusso ininterrotto degli adattamenti alle circostanze avverse; la voglia di mettere radici e sopravvivere nonostante le difficoltà che si abbattono sugli involucri delle loro esistenze.

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Ma è l’incredibile resilienza umana, che più di ogni altra cosa la incuriosisce. Quando la distruzione arriva a scuotere una metropoli dalle fondamenta, e i cumuli di detriti creano ovunque un senso di caos e disperazione, lei è cosciente che al disastro seguirà uno spazio di quiete in cui ciascuno avrà la possibilità di decidere: se restare inerme a osservare le macerie che ha intorno, o trasformare ciò che è rimasto in piedi in un mondo più forte di quello precedente.

Sito ufficiale
amycaseypainting.com

Image Credits © Amy Casey

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