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i·ṣo·la·mén·to

“isolamento” sostantivo maschile

/i·ṣo·la·mén·to/ Esclusione da rapporti o contatti con l’ambiente circostante

C’è un delizioso rigore nell’etimologia dei vocaboli, una chiarezza che a volte viene dimenticata e sorpassata da modi di dire o scorrette interpretazioni. La parola “isolamento” deriva naturalmente da “isola”, quindi una porzione del globo separata dall’entroterra, dove i contatti e gli scambi sono invece più facili e veloci. Forse per questo tipo di difficoltà l’isolamento viene spesso considerato con una connotazione negativa, una cosa da persone introverse, uno stato da evitare nella nostra società civilizzata.

Eppure tante storie sono state ambientate [“ambientare” transitivo /am·bien·tà·re/ Adattare all’ambiente o collocare nell’ambiente adatto] proprio su una fantastica isola abbandonata, paradisiaca, “che non c’è”.

Nel nostro mondo (non solo in quello delle favole) esiste un posto incontaminato dove gli abitanti sono letteralmente isolati, lontanissimi da noi e dalla nostra cultura. Si trova nel Golfo del Bengala, tra l’India e la Birmania: è l’Isola di North Sentinel, o almeno noialtri la conosciamo con questo nome. Quello originale, con cui gli autoctoni chiamano la loro casa, non possiamo conoscerlo.

I sentinellesi infatti non hanno mai lasciato che altri popoli sbarcassero sull’isola, e vivono completamente ignari di cosa stia succedendo o sia successo sul resto del pianeta. Non conoscono internet, le guerre mondiali o la rivoluzione industriale. In pratica, sono culturalmente e socialmente rimasti all’epoca della preistoria.

In molti hanno provato a conquistare l’isola, con il pretesto di stabilire un contatto con gli indigeni o di portare loro il benessere, dai colonialisti inglesi nel Settecento a studiosi del Novecento. La risposta è sempre stata una dura difesa con pioggia di frecce e uccisione degli eventuali stranieri attraccati. L’ultimo ad aver tentato un avvicinamento è stato un missionario americano nel 2018 che voleva esportare il cristianesimo, ovviamente senza alcun risultato.

Insomma, l’antica tribù dei sentinellesi pare voler respingere il resto del mondo, “accontentandosi” dei frutti della loro foresta e dei pesci che riescono a pescare nell’Oceano Indiano, a tal punto da essere considerata la più isolata dell’intero pianeta. Hanno un loro linguaggio, una loro struttura sociale, probabilmente una loro religione e un loro equilibrio a noi imperscrutabili [aggettivo /im·per·scru·tà·bi·le/ Che esclude ogni possibilità d’indagine o di comprensione].

La prima reazione a questa storia è sicuramente un sentimento forte di stupore e compassione [sostantivo femminile /com·pas·sió·ne/ 1. Atteggiamento comprensivo e soccorrevole verso uno stato penoso: umana cosa è l’avere compassione degli afflitti (Boccaccio) 2. Reazione negativa sottolineata da disprezzo di fronte al comportamento altrui], ma probabilmente gli ostili isolani non hanno tutti i torti.

Anzi, forse il nostro sistema progressista avrebbe qualcosa da imparare da questa comunità preistorica, in particolar modo nell’attuale momento di crisi ambientale ed economica che tutti stiamo vivendo a livello globale -isola di North Sentinel esclusa!

Come i sentinellesi, faremmo bene a riscoprire lo stretto contatto che lega fin dall’alba dei tempi gli esseri umani alla natura e a unire le forze per difendere ciò in cui si crede. Come il governo territoriale dell’arcipelago, che dichiara di non avere intenzione di interferire nel loro habitat, dovremmo imparare a rispettare le tradizioni e le idee altrui, senza farle scomparire imponendo la nostra.



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