Danza e caso

“Falling is one of the ways of moving” diceva Merce Cunningham, ballerino e coreografo che, rompendo tutti gli schemi, ha abbracciato il caso, facendolo diventare elemento centrale della propria vita e del proprio lavoro.

Danza e caso, due universi opposti che si incontrano. L’artista, pioniere della danza moderna, rifiuta ogni idea di perfezione appresa negli anni di studio e dà valore semplicemente all’essere, allo “stato più umano” di se stessi.

Nei lavori di Merce Cunningham la creatività afferma un’indipendenza propria e si esprime senza limiti. Musica, scenografia e danza sono indipendenti all’interno dello spettacolo e il risultato finale è dato dall’intreccio libero di queste, che può variare di serata in serata. Solo così sul palco è possibile materializzare l’indeterminatezza della vita. Rumore e silenzio acquisiscono una voce, l’ordinario balla, ogni passo è movimento puro, libero di manifestarsi in ogni possibile declinazione, lasciando esclusivamente al succedersi degli eventi il fardello della scelta.

Per comprendere meglio questo concetto ci viene in aiuto un aneddoto: durante una performance un cane incominciò a seguire il ballerino che stava improvvisando in mezzo alla platea, l’animale fu immediatamente accettato all’interno della coreografia come elemento casuale, per nulla estraneo al pezzo. Merce successivamente commentò la serata così semplicemente: “un insieme complesso di accadimenti con cui gli spettatori hanno potuto mettersi in relazione a loro discrezione”.

 

 

Quella di Merce Cunningham non è però una licenza per il caos, è piuttosto un metodo per andare oltre, per aprire gli occhi a qualcosa di sconosciuto, per esplorare percorsi mai battuti. Una sfida al pensiero comune che vede nel caso un temibile fuorilegge, acerrimo nemico dei meticolosi e di chi combatte gli errori.

Fondamentale è stato lo studio dell’I Ching, testo sapienziale cinese che viene consultato prima di prendere ogni decisione nella creazione artistica. Dopo l’estrazione casuale degli esagrammi attraverso diversi lanci di monete o con la manipolazione di speciali bastoncini, si interpreta l’oracolo. Con questa tecnica lenta e distaccata è possibile scegliere senza farsi influenzare dal coinvolgimento personale.

Cunningham affida al caso ogni scelta coreografica, dal numero di ballerini coinvolti nelle diverse sequenze, alla loro uscita di scena. Anche musica e strutture scenografiche seguono questo principio di indipendenza creativa: scene e costumi vengono consegnati il giorno prima dello spettacolo e ogni composizione viene creata con tecniche aleatorie che ne stabiliscono l’ordine e la durata.

 

 

A voi è mai capitato di giocare con il caso? Di dire, per esempio durante un viaggio: se una delle prossime quattro macchine sarà rossa ci fermeremo al primo autogrill a mangiare, oppure: se la prossima canzone in radio sarà un pezzo rock prenderemo la prima uscita dopo l’area di servizio?

Avete mai delegato al lancio di una moneta una scelta difficile? Affidarsi al caso è arrendevolezza o liberazione?

Savile diceva che “colui che non lascia niente al caso raramente farà cose in modo sbagliato, ma farà molte poche cose”.

Il caso presenta occasioni, genera la magia delle coincidenze, sfugge al tempo e accoglie il caos dell’universo. È la sua stessa imprevedibilità che lo colora di straordinarietà, il suo essere pura irruenza di situazioni impensate, l’apertura verso il nuovo.

La perfezione è fine a se stessa. Il caso ti tiene sulla punta dei piedi e fa sobbalzare la mente tanto quanto il corpo.

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