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Cartoline dal futuro

Durante Les Trente Glorieuses, tra gli anni ’50 e ’70, per soddisfare la crescente richiesta di alloggi causata dal boom economico, molte città francesi furono velocemente ampliate, dando origine alle nuove periferie.

Secondo le teorie estetiche e sociali dell’urbanismo razionale (ispirato principalmente all’opera dell’architetto Le Corbusier e allo stile dell’architettura brutalista sovietico), i nuovi palazzi erano enormi, futuristi, imponenti.

Les Grand Ensables, grandi quartieri popolari periferici ora conosciuti anche come Banlieue, sono stati creati fuori dal centro di Parigi con l’intento di creare delle città-satellite, fornite di tutto il necessario per una convivenza democratica tra i cittadini meno abbienti rispetto agli abitanti del centro.

Alcuni esempi, entrambi nella zona di Noisy-le-Grand, sono l’Espaces d’Abraxas ideato dall’architettpo Ricardo Bofill, e l’Arènes de Picasso di Manuel Núñez Yanowsky, edificio con due caratteristiche costruzioni a forma cilindrica soprannominate ironicamente dai francesi les camembert. C’è poi il complesso di grattacieli Les Tours Aillaud di Emilie Aillaud nel quartiere parigino Nanterre, formato da 18 torri che contano in tutto più di 1600 appartamenti.

Si tratta di un periodo di sperimentazioni e bizzarre idee architettoniche, in cui gli architetti volevano dare un senso filosofico e comunitario alle loro creazioni.

Al giorno d’oggi, queste fantasie risultano però obsolete e le costruzioni di quel tempo ci sembrano solo grotteschi giganti, vecchi e freddi, falliti progetti senza vita. Sembra difficile credere davvero che qualcuno possa ancora abitarci.

Molti di questi complicati complessi residenziali erano infatti ormai destinati alla demolizione. Ma nonostante gli errori di valutazione e gli orrori estetici, c’è ancora qualcosa di spettacolare in tutta questa storia. Persone da tutto il mondo viaggiano per visitare questi quartieri, come fossero dei monumenti, e i cittadini della zona ne sono fieri.

In reazione alla notifica di demolizione, gli abitanti si sono uniti e hanno fondato un’associazione per la difesa e la tutela degli spazi, per la promozione di attività di valorizzazione e soprattutto per il ritrovamento di un senso di appartenenza identitario molto forte.

“These “monuments”, as living memories of their time, hold a fragile force: that of a younger generation that did not see itself age.” —Laurent Kronental

La serie fotografica di Laurent Kronental, Souvenir d’un Futur (Memorie di un futuro), è un omaggio agli abitanti più anziani della periferia parigina: i protagonisti di un’utopia urbana positivista ormai conclusa che però non hanno assolutamente perso il loro orgoglio ma anzi, hanno saputo reinventarsi e farsi ambasciatori del cambiamento.

Kronental nei suoi scatti ha voluto creare l’atmosfera di un mondo parallelo, mescolando passato e futuro, trasmettendo l’impressione di una città in bilico.

Queste immagini ci mostrano chiaramente che, malgrado i difetti architettonici, i residenti si sono appropriati delle strutture e se ne prendono cura.

Contrariamente all’atmosfera di vuoto che Kronental mostra ad un primo sguardo meno attento, in realtà vediamo chiaramente che questi strani edifici sono finalmente diventati delle case vere e proprie.



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